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Fattoria Vittadini: John Doe al Teatro Ringhiera di Milano

Un gruppo giovane e motivato la compagine Fattoria Vittadini, composto da studenti diplomatisi nel 2009 alla Scuola Civica Paolo Grassi, che chiedono al Teatro Atir Ringhiera, la cui direzione artistica è di Serena Sinigaglia, compagnia ATIR, di poter avere una “casa creativa”. Dove abitare, sperimentare e mettere in scena le loro idee. Il gruppo, tutti dai 20 ai 26 anni, è formato da Mattia Agatiello, Chiara Ameglio, Cesare Benedetti, Noemi Bresciani, Pieradolfo Ciulli, Maura Di Vietri, Gabriele Marra, Riccardo Olivier, Francesca Penzo, Mariagiulia Serantoni, Vilma Trevisan, che si contaminano vicendevolmente.

Nascono spettacoli come: Al mondo non c’è posto per la fama dei mediocri, progetto e coreografia di Riccardo Olivier, AMANDINA di Noemi Bresciani e Francesca Penzo, Banchetto di Cesare Benedetti e Riccardo Olivier, The head con le coreografie di Amit Zamir e John Doe di Mattia Agatiello ed infine lo spettacolo My true self della coreografa israelina Maya Weinberg, che li vede tutti e undici sul palcoscenico. Fattoria Vittadini è profondamente convinta che una delle possibili soluzioni all’attuale crisi che domina il settore sia nell’idea di gruppo, dove condividere e confrontarsi. Siamo andati a vedere John Doe, sabato 12 novembre, al Teatro Ringhiera.

Apre la serata WHATAMI, danzato e coreografato da MariaGiluia Seratoni. La ricerca parte da una drammaturgia di un pescatore e di una donna-scheletro che rimane intrappolata nel suo amo. Una storia apparentemente lontana dalla sensibilità della coreografa, dice lei stessa, che poco a poco, entrata nella sua fansasia e, inevitabilmente, si è trasformata in movimento. Una danza minimale, priva di orpelli, e molto partecipata. Così ci è arrivata, valorizzata dalla bella scenografia di Mario Seratoni.

A seguire John Doe con Chiara Ameglio, Cesare Benedetti, Noemi Bresciani e Maura Di Vietri. La ricerca è basata su vari luoghi di frontiera, fisica e psicologica, e in particolare sul confine geografico tra Messico e Stati Uniti. John Doe è una sorta di Mario Rossi, un nome che si dà a qualcuno di cui non si conosce il nome, solo per identificarlo. Le coreografie di Mattia Agatiello mostrano l’intento di lavorare sulla psicologia dei personaggi/danzatori, attraverso una danza che lo stesso coreografo definisce “pura”, dove il movimento non è caricato di eccessiva drammaticità. La struttura performativa trova sostegno nella bravura dei giovani danzatori, che creano azioni e movimenti che li portano a manifestare la propria inquietudine della ricerca di un’inutile fuga, dove l’unico collante è la ripetizione di alcune azioni. L’impressione è che sia molto ancora in fase di studio. Quello che si vede in scena rispetto al pieno della sinossi, è molto meno.

Il progetto Fattoria Vittadini è un senz’altro molto ambizioso”, dicono loro stessi, riuscire a mantenere unito un gruppo così numeroso, in un sistema, quello delle performing arts italiane, sempre più congestionato ed economicamente difficile, è una sfida che solo da giovanissimi si può accettare”.

Marco De Meo per MAE Milano Arte Expo International Art Events

Fattoria Vittadini

Teatro Atir Ringhiera

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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