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Short Formats 2011: dal 7 al 10 ottobre 2011

Conversazione con Barbara Toma sul Festival e sul senso di continuare a finanziare la cultura e i festival di danza

Io e Barabara Toma ci conosciamo da anni, siamo colleghe, coreografe e danzatrici (io ho solo ripreso anche a scrivere di danza), quindi non fingeremo un’intervista formale dove ci si da del Lei.

Era il 2005 quando Barbara Toma, coreografa e danzatrice oggi direttrice artistica di PimOff Danza, assume la direzione artistica del festival Short Formats, portata avanti anche nel 2006. Ora, dopo quattro anni, Barbara torna alla programmazione del Festival Internazionale della nuova danza, giunto alla sua XII edizione attraverso la direzione artistica di Roberto Castello (2008 e 2009) e di Massimo Carosi (2010), rivolgendo la sua attenzione direttamente al pubblico, alle persone che vanno e non vanno a teatro a vedere la danza.

Le edizioni 2005 e 2006, rispettivamente the survival kit e the invisible power kit erano incentrate sul tema della sopravvivenza e dell’invisibilità dei professionisti della danza e di chi si affacciava, desiderando farlo, a questo mestiere. Questa edizione 2011 volge l’attenzione al pubblico, alle persone, tutte, delle quali molte, all’uscita della notizia all’epoca, si sono chieste che senso avesse aumentare la benzina per reintegrare il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Barbara rilancia: A chi e a cosa serve la danza? Perché e per chi continuare a danzare? Perché finanziare la cultura? Domande a cui la programmazione di Barbara Toma vuole dare una risposta, più che didascalica di esempi educativi, di senso. Di senso generale del valore della danza, come del teatro, e della cultura.

Così Short Formats 2011 sarà una grande festa per rimarcare e ribadire l’importanza che danza e cultura hanno nella vita della società, e per ricordare l’universalità della danza. Proprio in un momento in cui non c’ è niente da festeggiare e nel nostro Paese la danza è agonizzante. Proprio ora è il momento per avvicinarsi alle persone e avvicinarle alla danza, serenamente. Da venerdì 7 ottobre a lunedì 10 ottobre al CRT Salone di Via Ulisse Dini il festival, che quest’anno rilancia fortemente sul carattere internazionale dei lavori, porterà a Milano 10 spettacoli di compagnie di 7 nazionalità diverse per la prima volta in Italia, 9 prime nazionali e 3 film in prima visione, protagonisti della novità assoluta di Short Formats: la sezione dei film documentari, anche questi inediti in Italia.

Fede, tra gli altri, il compito e l’obiettivo che dobbiamo avere è di non allontanare ancor di più il pubblico dalla danza. Per questo inizialmente, oltre alla sezione video e film che porta con sé il vantaggio di un linguaggio più fruibile e cui le persone sono più abituate, pensavo addirittura di stravolgere completamente gli orari degli spettacoli: metterne uno alle 14, uno alle 19, per consentire davvero il più possibile a tutti di andare a teatro. Per aprirsi il più possibile alla vita reale di tutti i giorni, alla gente. Per diffondere il più possibile quanto promuovere la creatività e la cultura sia elemento integrante e fondamentale dell’economia e della crescita di un Paese. In questo intento, nel volgere l’attenzione al pubblico, non potevo prescindere dal quartiere in cui insiste il Salone di Via Dini, una zona periferica circondata prevalentemente da scuole superiori. Ed è lì che ho voluto insistere perché saranno questi giovani a creare futuro, sono le giovani generazioni che faranno ciò che verrà o non verrà. Sono andata quindi a parlare con i Presidi, non senza difficoltà purtroppo, ma 1 dei 6 con cui ho parlato sono riuscita a coinvolgerlo, direttamente e fattivamente, con il suo Istituto Tecnico Statale per il Turismo e Liceo Linguistico Varalli.

Così, per esempio, il docu-filmDestino‘ di Russel Maliphant, Hofesh Shechter verrà proiettato più volte per consentire la visione a tutto il secondo ciclo (terza, quarta e quinta) dell’Istituto. Destino è un progetto svolto in Etiopia da Dance United solita lavorare con persone svantaggiate ed emarginate attraverso la danza. Nasce dalla collaborazione tra il teatro londinese Sandler’s Wells e la compagnia Dance United con il coinvolgimento di coreografi come Russel Maliphant, Hofesh Shechter e Adam Benjamin. É una performance che coinvolge sul palcoscenico 130 persone, dai 9 agli 89 anni, molte delle quali senza alcuna esperienza di danza ed è diventato un documentario girato tra Londra e le strade di Addis Abeba. Due giovani etiopi, Junaid Jemal Sendi e Addisu Demissie, hanno visto trasformare la loro vita dopo aver preso parte al progetto con Dance United: ora sono due danzatori in giro per il mondo in tourneé. È importante far vedere questo docu-film, soprattutto in un Istituto superiore, che dimostra concretamente a chi e a cosa serve la danza, per esempio, anche nel sociale, se vogliamo tornare ai nostri due interrogativi di partenza. Il potere di trasformazione della danza di influenzare e cambiare la vita e di essere creativa e fattivamente utile in progetti sociali.”

Alvin Ailey diceva “la danza è nella gente: come un dono cui tutti hanno libero accesso”. La danza è un mezzo potente privo in sé di qualsiasi barriera comunicativa. Coinvolge mente e corpo. Instilla fiducia. Il lavoro con un coreografo insegna il lavoro di gruppo e favorisce un senso di comunità. Permette ad ognuno di dare un contributo, generando un senso di responsabilità individuale e di cooperazione di gruppo. La danza come forma d’arte richiede impegno, creatività, lavoro di squadra, capacità tecnica, risoluzione dei problemi, riflessione, esperienza emotiva e fiducia. Tutti elementi che sembrano mancare nella nostra società, e che sembrano mancare anche ai giovanissimi La danza e la coreografia sono suffragate da una incrollabile fede nel potenziale di ogni persona, indipendentemente dalla sua situazione. Felice se tutti questi messaggi arriveranno. E felice che tu Barbara proponga ai giovanissimi qualcosa di importante cui tendere, anche con la Masterclass a loro dedicata della coreografa brasiliana Flavia Meireles.

Sì, io la affiancherò in questa masterclass e sono molto curiosa. Le masterclass gratuite di Short Formats 2011 saranno 2 al giorno: 1 coreografo ospite e 1 coreografo che opera sul territorio. Saranno con Rosita Mariani, Giulio D’Anna, Hillary Blake Firestone, Franca Ferrari e Roser Lopez Espinosa. E sono tutte masterclass non per professionisti ma aperte a tutti. Anche questa scelta è nell’ottica di aprirsi alla gente. E per stimolare il pubblico ho scelto spettacoli fortemente comunicativi. Ho voluto spettacoli forti, che siano provocazioni, ma anche leggibili, soprattutto lontani dall’autoreferenzialità e dall’isolamento conseguente. Sono tutti spettacoli fortemente critici verso la società e la realtà che li circonda, in qualche modo ribelli. In linea con il tema e la scelta di questa edizione di Short Formats 2011: scommettere sulla cultura. Il libro Italia Reloaded – Ripartire con la cultura di Christian Caliandro, Pier Luigi Sacco e il geniale intervento del matematico Sir Ken RobinsonDo schools kill creativity?’ (visibile anche su youtube) sull’importanza della creatività nella nostra società sono stati sicuramente fonte di ispirazione nelle scelte di come impostare e di che valenza dare a questa edizione del Festival. Non è solo un programma ricco di eventi di qualità con un’attenzione particolare al contatto con la popolazione del quartiere e con i giovani studenti dei licei circostanti il CRT Salone. Un programma che cerca l’incontro con il pubblico sconvolgendo anche un po’ le regole del gioco con una full immersion di creatività viva, attiva e sveglia è uno dei modi di spiegare che la danza serve alle persone, tutte, e produce cultura, e che fare, produrre, promuovere cultura è importante per l’economia, il futuro e le sorti di un Paese.”

Creatività e coraggio sono un po’ le guide della scelta degli spettacoli.

Sì, assolutamente.

Flavia Meireles, coreografa brasiliana, propone in prima nazionale No name all purpose, e mi ha colpito per la sua capacità creativa di evocare continuamente immagini e immagini e ancora immagini, sempre restituenti la società, la vita quotidiana…la scena è una grande scatola bianca, lei è vestita di nero; attorno a lei centinaia, una montagna di palloncini sgonfi…nient’altro. Piccole palline sparpagliate e poi riunite, il fiato che gonfia un pallone… Piccole trame dove lo spettatore è invitato a vagare.

Alma Söderberg, svedese, con il solo Cosas inonda la scena di parole, immagini, frasi che per ragioni comprensibili o incomprensibili balzano subito all’attenzione. Il corpo in scena, ma anche la voce, la musica, il movimento comunicano una sovrabbondanza con la quale ognuno di noi si confronta ogni giorno. Soprattutto, questo suo cantare mentre danza, danzare mentre recita, fare mille altre cose – ed è molto brava a farle tutte – è anche il suo essere un esempio di stile, di coraggio, di resistenza, dove l’artista mostra tutto quello che sa fare senza fermarsi un secondo, senza tregua, in un flusso continuo: tutto quello che sa fare lo fa, lo mostra, continuamente…quello che viene chiesto di fare tutti i giorni agli artisti giovani e ‘precari’. L’ansia della nostra generazione di fare di tutto per arrivare alla fine del mese, per dimostrare chi siamo e cosa sappiamo fare.

Daniel Linehan per me è proprio rappresentativo dell’onestà della ricerca e del coraggio. Ha intrapreso una ricerca e ha il coraggio di portarla avanti. Il suo Zombie Aporia èricco : linguaggio del corpo, musica, voce, canto. Pezzi brevi come un concerto rock o una raccolta di poesie. Una sorta di concerto di pezzi musicali che i tre originali interpreti eseguono con il movimento del proprio corpo e con la voce, togliendo la distinzione tra corpo e voce, suono e immagine, ritmo e significato. Il libretto delle canzoni che viene lasciato alla fine dello spettacolo ti dà anche il quadro e il senso del continuo ‘scontro’ tra umorismo e questioni politiche, delle critiche anche al mondo della danza, in un alone di intelligenza. Lui è presente al Festival con due eventi, questo di cui ti ho appena raccontato e Not About Everything dove lavora sulla negazione, su qualcosa che possa portare all’annullamento del senso.

E poi c’è Hillary Blake Firestone, americana, che quest’anno mi ha colpito per la ricerca svolta in questo spettacolo This is hardly an invitation: un flusso di energia immaginativa e ricostruttiva di tutti gli elementi e gli oggetti che definiscono una festa , un festeggiamento. Una parata da solista di notevole intensità. Potrebbe essere l’immagine del Festival. Crea un rito che esplora tutte le modalità per fare festa. Con oggetti semplici e musiche complicate studia le relazioni tra suono e movimento.

E poi degli Italiani

Sì, CollettivoPirateJenny con Campioncini uno spettacolo che definirei molto pop. Il progetto sviluppa un doppio ritratto di soggetti colti nel quotidiano life-show del volersi sentire adeguati. Una lettura ironica e cinicamente reale del contesto sociale contemporaneo. Giulio D’Anna vincitore del premio Equilibrio di Roma è a Short Formats con Vite di uomini non illustri. È in scena con suo padre. Esplorano la loro relazione sul palco: una collezione di eventi personali, drammatici e non, che trovano la propria testimonianza sulle linee della pelle e sulle forme di due corpi. Il padre è affetto da Alzheimer. E poi Paola, Paola Bianchi una coreografa secondo me spesso sottovalutata. Ha una forza indicibile e anche coraggio. In tempi come i nostri, veloci, rapidi, tritatutto, lei ha il coraggio di lavorare sulla lentezza e sulla bruttezza. Al festival porta Erbarme dich secondo movimento un linguaggio e una ricerca essenziale sulla sofferenza.

Chiudono il festival Roser López Espinosa con The lizard’s skin un personaggio femminile che conduce un’esplorazione sul movimento, lo spazio e ciò su cui i suoi occhi posano lo sguardo e Nicole Seiler con K Two chesorprenderà gli abitanti della zona con momenti di danza urbana estemporanei di cui non verranno comunicati né l’ora né il luogo. Uno spettacolo leggero tutto dedicato ai passanti, a chi la danza non la sta cercando ma con la quale si incontrerà per caso. Di Nicole Seiler sarà possibile anche assistere alla proiezione di Living room dancers, la ripresa video di un suo celebre spettacolo.”

Il Festival si concluderà con una grande festacondotta da Dj Kleopatra, la dea nera del funky.

L’augurio è sincero: che passino e siano vincenti tutti questi messaggi. Che la danza è e deve essere accessibile a tutti, che è una forma di espressione universale, un’espressione artistica del corpo, uno strumento di comunicazione non puramente estetico ma capace di fare circolare idee e opinioni, di comunicare messaggi. Che è fondamentale promuovere la creatività come parte fondamentale ed integrante dell’economia e della crescita di un Paese. Che la danza, il teatro, l’arte e la cultura sono un valore in sé, capaci anche di dare coraggio e speranza ai cittadini, di produrre ricchezza e che sono l’unico sistema linguistico capace di trasmettere, in tempi brevi e in modi efficaci, un’immagine positiva di tutto un sistema sociale e non solo delle sue componenti specificamente culturali.

Sì, mi auguro non solo, ovviamente la riuscita del Festival e dei suoi intenti, ma anche che, più in generale si smuova qualcosa per interrompere l’agonia in cui versa la danza in Italia. Ho visto tanti lavori di qualità in Italia…”

Che non sono per forza quelli che poi girano… Ma qui apriremmo un capitolo lungo e complesso, anche sulla programmazione, che se hai voglia affronteremo post Festival: quali i problemi dell’Italia e di Milano rispetto alla danza. Ora non rovinarti la festa…

Allora chiudo ringraziando il CRT per questa nuova possibilità. È un luogo cui sono legata, fin dai miei primi tre giorni a Milano, che mi ha dato possibilità e riconoscimenti personali e professionali. Una realtà che è in un momento molto delicato perché, insieme alle difficoltà italiane, ha perso un padre come Sisto Della Palma, del suo spessore e del suo carisma, e assumerne l’eredità, non è facile. Ma la capacità di questa realtà di resistere e creare sarà vincente. E un ringraziamento desidero farlo anche al mio compagno Marco e alla piccola Frida, che hanno sopportato tutti i miei scleri da organizzazione”

Ci vediamo a Short Formats

Federicapaola Capecchi

SHORT FORMATS

Running out of culture/a corto di cultura

con la collaborazione speciale di PIM OFF
e con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Fondazione Cariplo

7/10 OTTOBRE 2011

CRT Salone

SPETTACOLI


venerdì 7 ottobre – ore 21,15
Flavia Meireles (BR)
No name all purpose (45min)
prima nazionale


Alma Söderberg (SE/NL)
Cosas (25min)
prima nazionale

sabato 8 ottobre – ore 21,15
Daniel Linehan (USA)
Zombie Aporia (45min)
prima nazionale

Hillary Blake Firestone (USA/NL)
This is hardly an invitation (45min)
prima nazionale

domenica 9 ottobre – ore 21,15
Daniel Linehan (USA)
Not About Everything (30min)
prima nazionale


CRT Centro di Ricerca per il Teatro /CollettivoPirateJenny (IT)
Campioncini (20min)

Giulio D\’Anna (IT/NL)
Vite di uomini non illustri (30min)
anteprima nazionale

lunedì 10 ottobre – ore 21,15

Paola Bianchi (IT)
Erbarme dich secondo movimento (20min)
prima nazionale

Roser López Espinosa (ES)
The lizard’s skin (15min)
prima nazionale


Nicole Seiler (CH)
K Two (20min)
prima nazionale

a seguire festa finale
Dj Kleopatra


DOCU_FILM_VIDEO
venerdì 7 ottobre – ore 20
Russel Maliphant/Hofesh Shechter / Destino 56min
prima visione nazionale
sabato 8 ottobre – ore 20
Compagnia Ubu / Temporabilia 35min
Vari artisti Selection short video works


lunedì 10 ottobre – ore 20
Nicole Seiler / Living room dancers 23min
prima visione nazionale

MASTERCLASS 

sabato 8 ottobre
Rosita Mariani – ore 10,30-13
Giulio D’Anna – ore 13,30-16


domenica 9 ottobre
Hillary Blake Firestone – ore 10,30-13
Franca Ferrari – ore 13,30-16

lunedì 10 ottobre
Roser López Espinosa – ore 10,30-13

masterclass gratuite

INFO E BIGLIETTERIA

tel. 0289011644 (lunedì-sabato ore 16-19)

wwww.crtassociazione.org

biglietteria@teatrocrt.it

prenotazioni masterclass

tel. 0284894033

http://www.teatrocrt.it

Informazioni su milanoartexpo

Blogzine fondata dal centro culturale Spazio Tadini di Milano. Per info: francescotadini61@gmail.com

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