Il Festival d’Avignon è uno dei più importanti e affermati. Negli anni, alle sole rappresentazioni teatrali di prosa, si è aperto a forme d’arte come danza, musica e arti visive. È il più importante appuntamento artistico della Francia con rappresentazioni internazionali e nazionali. Il Festival si divide in due sezioni “in” e “off”. La prima è quella ufficiale, risalente al 1947, quando fu organizzato per la prima volta dall’ attore e regista teatrale Jean Vilar. La seconda sezione nasce su iniziativa del Théâtre des Carmes co-fondato da André Benedetto e Bertrand Hurault, nel 1966. Edizione dopo edizione si sono anche ampliati gli spazi destinati alle rappresentazioni, molti all’interno del centro storico, altri al di furori della Città dei Papi. Il cortile d’onore del Palazzo dei Papi resta comunque il luogo principale e tradizionale del festival.
L’artista associato del 66° Festival è l’attore e regista Simon McBurney. Dopo aver studiato con Jacques Lecoq a Parigi, è tornato a Londra dove ha fondato la sua compagnia Complicite, che non conosce confini, geograficio artistici. Ognuna delle sue creazioni è l’occasione per riunire collaboratori che utilizzano tutti i linguaggi possibili: parole, spesso mutuate dalla letteratura, corpi, gesti, immagini e musica. La scelta di Simon McBurney di adeguare, per il Palazzo dei Papi, Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov mostra il suo desiderio di mettere in scena storie ricche e vivaci, in cui mondi diversi e fantasiosi si intrecciano, e di considerare il teatro prima di tutto come luogo di invenzione e impegno. McBurney condivide questo approccio con lo scrittore inglese John Berger, la cui presenza segnerà anche questa edizione del Festival. Lo spirito di “complicità” attraverserà ilFestival, per il quale sono stati invitati artisti provenienti da diversi orizzonti, che, inventando un proprio teatro, interpellano sulle sue fondamenta.
Vi sarà spazio dunque per un teatro che si chiede cosa sia una forma contemporanea, con opere del repertorio rivisitato da Arthur Nauzyciel o Stéphane Braunschweig, testi attuali scritti da Guillaume Vincent e Christophe Honoré, compreso uno spettacolo messo in scena da Éric Vigner, spettacoli teatrali come quello proposto dal gruppo Forced Entertainment. Per un teatro in sintonia con la realtà per parlare delle deviazioni dei sistemi finanziari con Nicolas Stemann e Bruno Meyssat, della violenza politica in Colombia con il Teatro Mapa, in Libano con Lina Saneh e Rabih Mroué, ai confini d’Europa con Fanny Bouyagui, dei rischi ambientali con Katie Mitchell, e Thomas Ostermeier che metterà in scena Ibsen. Si darà voce a un teatro in cui la musica arricchisce la drammaturgia quanto le parole e le immagini, con Christoph Marthaler, William Kentridge e il lavoro di Séverine Chavrier; a un teatro che trae la sua forza narrativa dalla letteratura contemporanea, sia quella di JM Coetzee per Kornél Mundruczó, David Peace per Jean-François Matignon o di Elfriede Jelinek, WG Sebald. Vi saranno spettacoli ispirati alle arti visive e performative, con Markus Öhrn, Romeo Castellucci, Steven Cohen, Jérôme Bel e Romeu Runa, e la mostra di Sophie Calle. Spettacoli che trovano, nel corpo e nella coreografia, un modo per riflettere su ciò che ci uniscee ciò che ci distingue come con Sidi Larbi Cherkaoui, Josef Nadj, Olivier Dubois, Régine Chopinot, Nacera Belaza e La Revue Eclair.
Tutti artistiche giocano e inventano lo spazio per correre dei rischi e per condividere. Indubbiamente ciò che ha portato Jean Vilar ad inventare, nel 1947, il suo teatro in Cour d’honneur del Palazzo dei Papi, e poi, dopo aver deciso di smettere con “la messa in scena”, a metà degli anni 1960,di invitare al Festival altri artisti la cui estetica era spesso molto diversa dalla sua. Il 100 ° anniversario della sua nascita si celebrerà con una mostra, KompleX Kapharnaü M, e con le iniziative de la Maison Jean Vilar.
Il disegno sulla copertina del programma del Festival è dell’artista William Kentridge. Per gli ideatori e organizzatori del Festival esprime il coraggio di costruire liberamente la riflessione e il dare una voce questa stessa. Ancora una volta il Festival sarà un luogo in cui questa libertà può essere esercitata, per gli artisti e per gli spettatori.
Nei prossimi giorni parleremo, qui, degli spettacoli di danza e nella sezione teatro, degli altri.





















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