La settima edizione del Oslo International Dance Festival si chiude, il 22 e 23 ottobre 2011, con lo spettacolo della Compagnia Les ballets C de la B/Alain Platel, Frank Van Laecke.
PAST PRESENT – Age in dance, il tema di questa edizione del Festival, ha rivolto l’attenzione soprattutto a opere coreografate in un altra “epoca”, con l’intento di capire dove sono questi artisti oggi, dove trova posto la loro opera oggi, che influenza hanno avuto fino ad oggi e nell’oggi, e come meglio salvaguardare la storia.
Il festival, parallelamente ad una serie di incontri e workshop, ha ospitato Angelin Preljocaj con il Ballet Preljocaj – National Choreographic Center in Aix-en-Provence, Yvonne Rainer e Pat Catterson, Deborah Hay, la Tsuumi Dance Company con le coreografaie di Samuli Nordberg, Stephanie Thiersch e la media artist Angela Melitopoulos, Lise Ferner docente presso l’Università di Oslo, la Batsheva Dance Company con le coreografie di Ohad Naharin, la proiezione del film Dance to be Murdered, compagnia Dansdesign, diretta fin dal 1978 dai coreografi Anne Grete Eriksen e Leif Hernes; uno dei più promettenti coreografi norvegesi come Ingun Bjørnsgaard, Susanne Linke, Gunhild Bjørnsgaard con la sua compagnia Company B. Valiente fondata con Marcelino Martin Valiente, la berlinese Antonia Baehr, Ervi Sirén, la compagnia Carte Blanche; e la chiusura del festival è affidata al danzatore, pedagogo, regista-coreografo fiammingo, Alain Platel, considerato uno dei nuovi maestri della scena europea. Sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011 replica Gardenia, “An endlessly extravagant work that inspires, shocks and delights”, The Stage.
Ispirato al dissacrante e mordace film Yo soy asi di Sonia Herman Dolz, in cui la chiusura di un cabaret di travestiti a Barcellona offre uno sguardo profondo nelle vite private di un gruppo di artisti vecchi. L’attrice Vanessa Van Durme ha davvero riunito un certo numero di amici transessuali e travestiti al fine di conquistare il coreografo-regista Alain Platel, il regista e sceneggiatore Frank Van Laecke e il compositore Steven Prengels per un progetto che può, sotto ogni punto di vista, essere definito unico.Perché Gardenia non è un’opera di finzione. Gardenia è una narrazione e resoconto singolare, il più intimo dei racconti. Va in profondità nella vita turbolenta di nove persone assolutamente singolari.
Sette uomini anziani, che navigano, apparentemente senza fatica, la zona crepuscolare tra l’essere maschio e l’essere femmina. In contrasto e in armonia con un “ragazzo” e una “vera donna”. Ciascuno con una propria investigazione, ricerca. Ognuno con una propria intrigante storia. A volte divertente, a volte travolgente. A volte struggente, a volte esilarante. Ciascuno con un baule pieno di nostalgia e di desideri spesso persi o fuori portata. A volte romantici. Per lo più inusuali/straordinari. Nelle loro menti i suoni del passato. Ai loro occhi i dubbi del domani, ma anche una buona e doverosa dose di speranza. Nove vite: Vanessa Van Durme, Griet Debacker, Timur Magomedgadzhiev (sostituito da Hendrik Lebon), Andrea De Laet, Richard ‘Tootsie’ Dierick, Danilo Povolo, Gerrit Becker, Dirk Van Vaerenbergh, Rudy Suwyns. Nove persone così straordinarie che si desidera fare la loro conoscenza. Persino abbracciarli. Ciò che li lega sono i segni che hanno inciso profondamente le loro anime. Ciò che li muove e spinge è una volontà inimmaginabile di sopravvivere. Nella speranza di riuscirci. Attraverso la trasformazione. Oppure no. Nella consapevolezza che il prezzo è incredibilmente alto.
Si parla anche dell’invecchiare, certo. Eh sì. Certo, il culto dei giovani e del giovanilismo, la mania del fitness, ma giunge un momento in cui dobbiamo ammettere che la giovinezza è andata. L’unione di tre personalità e menti come il coreografo belga Alain Platel, Frank Van Laeke e il grande artista di cabaret e transessuale Vanessa Van Durme, da forma a un vero e proprio raduno di amici che intrecciano intimamente le loro storie, e con umorismo; in una storia collettiva che si anima in una sapiente miscela di danza, teatro e musica. Riflette anche un profondo e autentico sguardo in movimento nel mondo dei travestiti e dei transessuali: stereotipati capelli, tacchi alti, make-up, orpelli, manierismi, abiti…e ci si accorge che ciò che colpisce non è il sesso, ma l’età. In scena ci sono uomini maturi, tra i 56 e i 69 anni, alcuni un poco appesantiti e con rughe evidenti. Ma quando si travestono l’orologio corre indietro. Travestiti non trapelano rimpianti, né di età, né di treni persi, mancati. Alain Platel con questo percorso di sguardo e riflessione – e chi guarda si trova obbligato a farlo -, palesa la complessità sotto qualsiasi orpello. Palesa anche l’umiliazione delle “questioni di genere/gender” e della costruzione di “ruoli definiti”.
Gardenia è 105 minuti di parole, racconti, visioni, canto, musica, umanità. Che comunica necessariamente. Gardenia è anche un fiore bianco, che vive un solo giorno, cui è attribuito il simbolo della sincerità. E di sincerità questa storia è intrisa. Come di onestà e autenticità. Misurare il margine tra mascolinità e femminilità, tra giovinezza e non più giovinezza, ruoli definiti e semplicità, farlo tra bizzarrie, soluzioni eccentriche di un cabaret sfavillante, pezzi di vita, speranze e illusioni, sofferenza e divertimento, è sicuramente un arduo compito. Ma che Alain Platel e Frank Van Laecke riescono felicemente a centrare, capendo e affrontando il vasto e complesso soggetto che è l’umanità. E tutto, le nevrosi e le sofferenze del nostro tempo, i temi scottanti dell’invecchiare e dell’invecchiamento della società, i diritti civili nella differenza sessuale, le debolezze, le condizioni di vita quotidiana di un single omosessuale o transessuale oggi, la solitudine e disperazione che tocca tutti, anche gli eterosessuali, arrivano, con precisione e attenzione, ma in alone di umanità. Sebbene Platel e Van Laecke non nascondano una propria visione piuttosto pessimistica del sociale contemporaneo, Gardenia traluce sana visionarietà, amore (nonostante in scena la parola sembri vuota di ogni significato e valenza), tenerezza, empatia, emozione, onestà e, ancora e ancora, umanità. Ottimi presupposti perché le speranze non siano vane e il nostro contemporaneo meno compromesso.
Da vedere.
Federicapaola Capecchi
A cat has nine lives.
They have more.
And during their final life, they found each other in a safe ghetto.
If you sneak your way in, you can see them clawing, growling and hissing.
And when the ghetto is demolished, all lives seem to have been used up.
The trip to nothingness is crushing.
Because even skin has a memory
Biografia in lingua sul sito della Compagnia Les ballets C de la B
GARDENIA
Directors: Alain Platel, Frank Van Laecke
Concept: Vanessa Van Durme
Performers: Vanessa Van Durme, Griet Debacker, Timur Magomedgadzhiev (replaced by Hendrik Lebon), Andrea De Laet, Richard ‘Tootsie’ Dierick, Danilo Povolo, Gerrit Becker, Dirk Van Vaerenbergh, Rudy Suwyns
Music: Steven Prengels
Light design: Kurt Lefevre
Sound design: Sam Serruys
Set design: Paul Gallis
Costume design: Marie ‘costume’ Lauwers
Costume advice: Yan Tax
Stagemanager: Wim Van de Cappelle
Duration: 105 min.
Production: les ballets C de la B
Coproduction: NTGent, La rose des vents (Villeneuve d’Ascq), TorinoDanza, Biennale de la danse de Lyon, Tanz im August (Berlin), Théâtre National de Chaillot (Paris), Brighton festival, Centro Cultural Vila Flor Guimarães, La Bâtie-Festival de Genève, Festival d’Avignon
Distribution: Frans Brood Productions
The performance is presented in collaboration with
Dansens Hus Norway
CODA – Oslo International Dance Festival
Sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011
Tel: +47 464 12 150
Postal address:
Box 513 Sentrum
N-0105 Oslo
Visiting address:
Møllerveien 2
c/o Dansens Hus



























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