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TORINODANZA FESTIVAL 2011 dal 5 settembre al 4 dicembre 2011

Domani, venerdì 9 settembre, ultima replica della Prima Assoluta Le centaure et l’animal di Bartabas

Settembre chiude il FOCUS 1 Miti e il mese di ottobre apre i focus: FOCUS 2 – Italian Dance Platform, FOCUS 3 – 2 Week End Circo Contemporaneo, FOCUS 4 – Al femminile

Torinodanza 2010 sembra lontano, come il teatro di danza di Alain Platel, con i suoi interpreti che incarnano l’umana imperfezione ma trovano sempre solidarietà e bellezza. Eravamo ancora in un mondo di dolore vivo ma affrontabile, avevamo davanti agli occhi la possibilità di una riconciliazione, morale e sociale. Non era ancora completamente morta, forse, Pina Bausch, con le sue donne e i suoi uomini così vicini a noi. Oggi siamo quasi sopravanzati dalla dissoluzione sociale, l’inquietudine per il nostro status di cittadini si sovrappone a quella per i destini individuali. Ogni proiezione razionale appare infondata, ogni calcolo può immediatamente evaporare nella nebbia del presente. Quale può essere il baricentro etico ed estetico di un festival nel 2011? Pur continuando a collocare Torinodanza all’interno di una consapevole analisi degli stili di danza, ci siamo lanciati nella programmazione più visionaria di questi ultimi dieci anni di storia del festival, immaginando che in certe invenzioni oniriche, quasi lunari, l’arte recuperi la propria funzione evocatrice: di un’altra dimensione del reale, per esempio. Sarebbe uno dei compiti della politica, ma di questo bisogno primario sono oggi coscienti solo gli artisti.

Ecco le ragioni degli sforzi che ci hanno permesso di riportare in Italia Bartabas, con lo spettacolo Le centaure et l’animal. Un incontro inedito tra il mitico creatore del teatro equestre Zingaro e Ko Murobushi, sommo interprete del Butôh giapponese. E ad avviare una nuova collaborazione tra Torino e Philippe Decouflé: in Octopus il coreografo sembra estrarre con fervore ogni possibile incanto dalle silhouette dei suoi danzatori e dalle immagini create dalla sua inesauribile fantasia.

Emio Greco conclude con La Commedia la trilogia dantesca, esaltando ancora una volta il suo campionario di movimento esteticamente struggente e dinamicamente insaziabile. Un altro ritorno atteso è quello di Maguy Marin, che in Salves strappa al buio dei sensi attimi di vita e un racconto, come al solito sfrenato, politico e visionario al tempo stesso. In un’edizione come questa, ci è parso giusto riconoscere un ruolo adeguato all’incredibile arco creativo del circo contemporaneo, cantiere di dimensioni espressive visionarie. E capace di scuotere fantasia ed emozione partendo dal limite fisico di un interprete o dando concretezza a spazi virtuali e tridimensionali veramente magici.

Il festival concluderà la sua esplorazione con le fascinazioni del teatro di danza e musica anni Novanta di Karine Saporta (La Princesse de Milan, tratto da La tempesta di Shakespeare) e con l’incantevole stile astratto e denso al tempo stesso di Anne Teresa De Keersmaeker. Quest’ultima, lei sì, prototipo della danza pura, forse la migliore di questi ultimi anni. Oltre a proporre questa suite di sogni e visioni, abbiamo deciso di affrontare la condizione concreta di quest’anno difficile nel nostro Paese, e di provare a rispondere adeguatamente. L’Italian Dance Platform (13 – 16 ottobre) non è solo una straordinaria occasione offerta allo spettatore per conoscere la nostra coreografia contemporanea.

È anche un gesto federativo condiviso da Torinodanza, Festival Interplay/11, Lavanderia a Vapore – Centro di eccellenza per la danza (Collegno), da varie compagnie della Regione, perfino da un altro festival importante come Aperto, a Reggio Emilia, che associano i loro sforzi. È un tentativo di offrire agli artisti italiani – affermati come Virgilio Sieni o emergenti – un’occasione importante di visibilità.

In filigrana, possiamo continuare a trovare le linee conduttrici alle quali aspira Torinodanza: volontà di allargare la riflessione sulla danza verso il repertorio, fedeltà ad alcuni artisti che accompagniamo, curiosità per gli stili più diversi. Resta ancora da sottolineare la convinzione che le collaborazioni nutrano lo spirito, e ottimizzino i budget. Se quella con il Teatro Stabile di Torino è ormai una vera integrazione progettuale, quest’anno abbiamo inventato occasioni di incontro significative con Esperienza Italia 150°, 2011 Itinerari – I luoghi del Risorgimento in Provincia di Torino, Festival Interplay/11, Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte, Unione Musicale, CRUD Centro Regionale Universitario per la Danza Bella Hutter, FranceDance, PRIX Italia, GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, ArtegiovaneVideo.it, Festival Architettura in Città, Piemonte dal Vivo, Centro Internazionale del Cavallo “La Venaria Reale”. E non scordiamo quelle organiche che proseguono con il MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Città di Torino, la Provincia di Torino, Prospettiva, Teatro Regio e MITO SettembreMusica. Un anno difficile per tutti, che superiamo di slancio grazie soprattutto alla partnership convinta e strutturata con la Compagnia di San Paolo e la Regione Piemonte.”

Gigi Cristoforetti, Direttore Artistico

L’edizione 2011 di Torinodanza Festival si articola dal 5 settembre al 4 dicembre 2011 in quattro “focus”, quattro distinti nuclei tematici volti ad indagare l’eterogenea fisionomia della danza contemporanea. L’inaugurazione, con la sezione Miti, presenta, nel mese di settembre, le creazioni di coreografi internazionali di primissimo piano. Il programma del Festival prosegue poi in ottobre con altri focus dedicati. Italian Dance Platform che porterà a Torino le migliori compagnie nazionali e del territorio piemontese in una vetrina ufficiale della danza italiana, tra artisti affermati ed emergenti, 2 Week End Circo Contemporaneo, che offriranno le proposte più curiose legate al circo, cantiere di dimensioni espressive visionarie e il focus Al femminile, che esplorerà le fascinazioni del linguaggio coreutico declinato da tre protagoniste della danza internazionale.

FOCUS 1 Mitidal 5 al 23 settembre 2011: creazioni di coreografi internazionali di primissimo piano

Il Focus MITI si è aperto il 5 settembre (in replica fino a domani venerdì 9 settembre), con uno straordinario appuntamento, il ritorno dopo diversi anni sulle scene italiane di Bartabas, alla guida della sua carovana multietnica composta di artisti e cavalli, con lo spettacolo Le centaure et l’animal. Lo spettacolo è nato dall’incontro tra Bartabas e Ko Murobushi, uno dei più grandi danzatori Butôh viventi.

le Centaure l’Animal aux portes extrêmes de l’espace et du temps pour une danse de ténèbres qui rameute tout autant les bêtes les démons les anges et crée ce réel de rêve où les corps ensauvagés ressuscitent par la grâce et l’effroi la saison des mythologies actives et la scène des métamorphoses” André Velter 

Dopo il fortunato Liturgie équestre, Bartabas avanza nell’approfondimento e nell’esplorazione di linguaggi poetici e musicali di matrice orientale, che costituiscono una parte essenziale del suo lavoro. Un’avventura artistica che si insinua lungo i confini e attraverso gli accessi a due universi sensibili ed eccezionali. L’intensa profondità della danza di Murobushi e la forza del gesto equestre di Bartabas aprono le porte di uno spazio inaspettato, conducendo il pubblico in un tempo e in un territorio mitici e di profonda ed energica bellezza. In scena, proprio come il mito del centauro impone, uomini e cavalli.

Guidé par l’homme lors d’un long apprentissage que l’on nomme dressage, le cheval accède à « la connaissance » ; ainsi l’homme et l’animal deviennent centaure. A l’inverse, l’homme possède l’instinct animal à l’origine de sa création qu’il cherche à faire ressurgir comme une évolution à rebours, une régression vers les couches profondes de son être.” Bartabas

L’arte di Bartabas proietta in viaggi immaginari. Abbagliante, vorticoso, barocco, a volte misterioso, ascetico, meditativo, quasi in un esercizio spirituale, i suoi lavori sono sempre avvolti da una forte carica poetica.

L’ampiezza e la profondità del suo approccio volge a ristabilire il contatto con le più antiche forme conosciute di attività artistica partendo quasi sempre dal soggetto animale. Il filosofo Georges Bataille ritiene che l’invenzione dell’arte “segna il passaggio da animale ad uomo”. Essere un artista è il mezzo di accesso al mondo chiuso della vita animale. É sempre parso che l’arte di Bartabas giochi con questa sfida significativa. L’incontro con Bartabas Ko Murobushi, un artista conosciuto in Giappone come l’erede di Tatsumi Hijikata, l’origine del Butoh, si presenta come un’avventura artistica sicuramente emozionante. La profondità intensa della danza di Ko Murobushi e la forza struggente di Bartabas propongono la possibilità di un viaggio in un continente inaspettato, in un tempo mitico e, soprattutto, nello spazio di una bellezza profonda.

Le centaure et l’animal è un lavoro, una ricerca in cui hanno rilevanza e senso ogni muscolo, nervo, giuntura. C’è la ricerca dell’energia animale nel corpo e di quella spirituale nell’animale. La ricerca del vuoto, dell’interiorità attraverso il respiro. Ogni epifania e stupore nello spettacolo si manifesta attraverso il respiro amplificato del cavallo; risuona il catalano, dialetti mediterranei, testi surrealisti (“Canti di Maldoror” di Lautréamont), si rincorrono immagini suggestive, visionarie. Sopra tutto risuona l’incedere del cavallo e il suo respiro. L’incedere di questo magico rapporto diretto tra uomo e animale.

Dans les rêves de tout cavalier apparaît un centaure. Dans les hantises secrètes de chaque homme surgit un animal. L’alchimie du vivant, en plus du hasard et de la nécessité, en appelle à l’instinct et à l’imaginaire pour très précisément tenter l’impossible et créer hors du champ clos de la Création. Il s’agit là d’un désir de démiurge qui n’entend pas se contenter d’une fiction ni d’une fable, mais bel et bien éprouver, expérimenter, excéder, inventer un surcroît de présence et d’alarme, d’inclémence, de splendeur.

La nouvelle aventure de Bartabas emprunte cette voie funambule, abrupte, inexplorée. Avec Ko Murobushi, adepte prodigieux d’une variante résolument kamikaze du butô japonais, il s’affranchit des codes du spectacle équestre et engage un cérémonial en clair-obscur qui tient autant de la confrontation que de l’exhortation à être. Car l’accord n’est pas donné, car le dialogue n’est pas complice, même s’il existe une partition de musiques et de mots qui rythme, souligne, égare et interfère. Ce qui se joue ainsi ne s’apparente pas à un jeu, ou alors à ce Grand Jeu qui mobilisait jadis des arpenteurs d’inconnu aux lisières du monde. Ici les rives sont de lumière et d’ombre.

Le visible alors ne va pas sans aveuglement, et l’invisible parfois engendre des visions. Il faut abandonner les repères de l’espace et du temps pour aborder à cette zone incertaine qui n’accueille que les esprits vagabonds et les âmes sans repos. Le voyage entrecroise plusieurs lignes d’horizon qui n’ont souci que d’errance inédite, tandis que la halte, l’arrivée, le refuge s’éloignent à mesure. Et le danseur marque son territoire comme une araire le sol. Et la chrysalide qui enveloppe encore écuyer et cheval cherche le vacillement où dévoiler soudain la plus noble chimère.

De l’un à l’autre, une épreuve en partage, une sorte d’enfantement. De l’un à l’autre, une obsession inverse. De l’un à l’autre, un combat, un arrachement, un mirage, un infini à débourber. Ko Murobushi, après avoir rectifié d’un trait d’ironie la loi de l’évolution en suggérant que l’homme descendait du piano plutôt que du singe, s’attaque intensément à lui-même. De ses muscles, de ses tendons, de ses articulations, il extrait les ancêtres oubliés à profil d’iguane, à dos de scarabée, à pattes de loup-cervier.

Par reptations et sursauts successifs, il ravive toute sa mémoire fossile, retrouve le peuple de ses vertèbres, la cohue de ses nerfs, la faune de ses épaules, la cohorte de son sang, le bestiaire de son ventre. Et quand il fracasse, avec quelle fureur, sa tête contre un miroir ondulant et sonore, c’est pour signifier combien la révolte de la chair est une pure, une totale commotion. Ayant réinvesti la tanière des origines, il s’est chargé du legs féroce qui murmure sous la peau, qui crie au creux des os, qui hante le fond des yeux. En cela son parcours, si physique, si violent, quasi sacrificiel, répond aux injonctions, blasphèmes et maléfices du texte de Lautréamont distinctement scandés par Jean-Luc Debattice. Cette profération d’un langage intelligible, Bartabas l’a choisie afin de poursuivre sa quête du « verbe à cheval » que le poète russe Mandelstam appelait de ses voeux.

Après les poèmes de Victor Segalen qu’il avait enregistrés pour la création d’Entr’aperçu au Théâtre du Châtelet, c’est l’écoute ramifiée, proliférante, toxique des Chants de Maldoror qu’il impose désormais. Une telle oeuvre, « la plus radicale de la littérature occidentale », révèlent en effet un enchaînement de résonances cruelles, bouffonnes ou inconvenantes avec les mutations de l’Animal à forme humaine qui tient l’avant scène, comme avec les avatars du Centaure qui insensiblement a quitté le fond indistinct des fantasmes et des songes. En plus des séquences musicales de Jean Schwarz, d’inspiration tellurique et charnelle, la langue neuve de Lautréamont opère sans ménagement. Chez lui, « le mot trouve l’action dans une poésie d’impulsion animale », poésie active qui traite d’égal à égal avec l’irruption hors cadre d’un geste irrépressible, archaïque, sauvage. Sur un registre comparable mais beaucoup plus concret, tout le défi de Bartabas est d’incarner ce qui jusqu’alors n’avait pas pris corps, ce qui migrait d’illusion en légende et n’appartenait qu’au champ des métaphores. Avec Horizonte, Soutine, Pollock et Le Tintoret, ses alliés essentiels, substantiels, fusionnels, il forge une unité double, il sculpte un couple qui bat la cendrée pour un, qui piaffe à l’unisson, qui s’immobilise en bloc. Loin des galops furieux, l’hybride a la fibre méditative, le demi-tour aérien, le suspens intériorisé.

Son existence exige des transferts incessants, un va-et-vient de puissance, de conscience, de stupeur. On sent que rien n’est acquis, mais ce n’est pas l’oubli. Il y a cette masse pesante qui force le séjour des dieux, avec des jambes, des bras, des ailes et une arrière-main souveraine. Il y a cet assemblage insensé qui, voué à l’harmonie, à la beauté, n’attente nullement à la nature, et va jusqu’à faire figure d’évidence mythologique. On assiste fasciné à la résurgence de l’ère des métamorphoses qui changent l’ordre des choses, des bêtes, des créatures et peut-être des anges. La scène est devenue le lieu d’un réel sans limite, d’un réel d’humanité animale et divine, d’un réel de magie maîtrisée. Le Centaure un instant prend le rôle du danseur. Du danseur qui renaît, se redresse, dans une source de sable. Et l’un et l’autre s’aperçoivent enfin, se reconnaissent. Il n’y a plus entre eux qu’une route sans ombre, et une énigme, toujours. “ André Velter

Bartabas (Clément Marty) – regista, scenografo, maestro di equitazione – è ritenuto pioniere di una creatività inedita, che coniuga arte equestre, musica, danza e commedia in una forma originale ed unica al mondo: il teatro equestre. Bartabas ha fondato nel 1985 la compagnia Théâtre Équestre Zingaro, dal nome di un esemplare di cavallo frisone, protagonista di molte delle opere migliori dell’artista francese. E del 2003 la creazione dell’Académie du spectacle équestre, un’alta scuola di equitazione che ha sede nelle scuderie reali della reggia di Versailles.

http://www.bartabas.fr/

Luther Blisset

Fonderie Limone Moncalieri – Sala grande

5 – 6 – 8 – 9 settembre 2011 │ prima italiana – ore 21,00

LE CENTAURE ET L’ANIMAL

Théâtre Equestre Zingaro

creazione, messa in scena, scenografia Bartabas

coreografia Ko Murobushi e Bartabas

musiche Jean Schwarz

luci Françoise Michel

testi tratti da Chants de Maldoror di Lautréamont

con Bartabas, Ko Murobushi

e la partecipazione di Messaoud Zeggane

e dei cavalli Horizonte, Soutine, Pollock e Le Tintoret

assistente alla messa in scena Anne Perron

voce recitante Fosco Perinti

in coproduzione con Théâtre National de Chaillot, Sadler’s wells, Arts 276 / Automne en Normandie, con il sostegno di OdyssudBlagnac e di EPCC Le Volcan, Scène Nationale du Havre

Lo spettacolo è presentato nell’ambito di Esperienza Italia 150° e di 2011 Itinerari con la collaborazione del Centro Internazionale del Cavallo “La Venaria Reale”

INFO BIGLIETTERIA:

Biglietteria Teatro Stabile Torino, Cavallerizza Reale – Salone delle Guardie, via Verdi 9, da lunedì a sabato, ore 12.00 – 19.00, domenica riposo.

Per informazioni Tel. 011 5176246 – www.teatrostabiletorino.it

Vendita on-line: www.torinodanzafestival.itwww.teatrostabiletorino.it

info@torinodanzafestival.it

Biglietteria MITO SettembreMusica, via San Francesco da Paola 6, Torino – Telefono 011 4424777 dal lunedì al sabato, 10.30 – 18.30.

smtickets@comune.torino.it

Fonderie Limone Moncalieri, via Eduardo De Filippo angolo via Pastrengo, 88 – Moncalieri (Torino)

Sempre all’interno del FOCUS Miti il 16 e 17 settembre sarà in scena, in prima assoluta, un altro grande della danza contemporanea, Emio Greco con lo spettacolo La Commedia.

Emio Greco e Pieter C. Scholten coniugano da sempre danza e teatro con la necessita di interpretare il mondo e non solo. Partita da una rigorosa disciplina classica, la loro compagnia propone un nuovo, rivoluzionario linguaggio coreografico, muscolare ed estremo al contempo. Torinodanza festival ospita la nuova produzione di un ensemble che esprime in maniera davvero radicale l’esplorazione delle forme del movimento, allargando la riflessione sulla danza ai diversi linguaggi e mezzi di comunicazione: luci, video, fiction, documentario, musica e testo. La Commedia si prefigura come una sintesi, un ideale punto finale, del seducente viaggio condotto da Emio Greco e Pieter C. Scholten a partire dalla Divina Commedia di Dante attraverso la trilogia di HELL, [purgatorio] POPOPERA e you PARA | DISO, tre spettacoli che il pubblico di Torinodanza ha applaudito tra il 2008 e il 2010.

Tra le proposte piu importanti della danza contemporanea europea, Emio Greco e Pieter C. Scholten hanno saputo porre l’accento sul linguaggio del corpo, sulla decodifica delle sue interpretazioni, innestando un dato di imprevedibilità e di stupefatta sorpresa nel processo creativo. Per tutte queste ragioni si sono imposti sulla scena intenzionale e Torinodanzafestival ha avviato un rapporto privilegiato con i due coreografi, consolidato nel tempo e confermato dal successo delle ultime creazioni.

Il terzo appuntamento, dal 21 al 23 settembre, che chiude il FOCUS Miti, in esclusiva, è con Philippe Decouflé. Octopus, spettacolo realizzato in coproduzione con Torinodanza che verrà presentato in prima italiana alle Fonderie Limone di Moncalieri. É una creazione per otto ballerini e due musicisti, un tentacolare ensemble che affronta il tema della bellezza. La bellezza vera, pura, senza artificio, così pura da indurre a una sorta di incantato stupore. Decouflé utilizza i corpi degli interpreti come detonatori d’effetti tecnologici. Per restituire l’esplorazione dei contrasti, il coreografo usa colori e forme opposte in una coreografia geometrica, un corpo a corpo declinato in un solo, un duo, un trio, un quartetto ed un quintetto. Lo spettacolo propone un flusso ininterrotto di immagini di straordinaria intensità, che mescolano e sovrappongono la magnificenza dei corpi con lo spessore virtuale e visionario delle proiezioni. Non a caso, nel mondo della danza Philippe Decouflé gode la fama di vero e proprio mago e illusionista.

Ad ottobre inizierà il FOCUS 2 Italian Dance Platform. Milano Arte Expo Danza seguirà il Festival.

http://www.torinodanzafestival.it/

Informazioni

0115176246 – mailto:info@torinodanzafestival.it

Teatro Stabile Torino

via Rossini 12 – 10124 Torino – Italia
tel. +39 011 5169411 / fax +39 011 5169410

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