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Biennale Danza, Biennale di Venezia, Biennale Venezia, Paris Quartier d'Eté

Emanuel Gat: Brilliant Corners al Paris Quartier d’Eté

L’ultimo lavoro del coreografo israeliano al Paris Quartier d’Eté. Emanuel Gat è considerato un purista della danza, in cui spicca tutta la sensualità e la fisicità del movimento, ed è, oggi, uno dei maggiori coreografi della scena internazionale. Il suo nuovo spettacolo, Brilliant Corners, che indaga l’arte effimera della danza, che nasce muore e sempre si rinnova nello spazio circoscritto di un gesto, ha appena debuttato in prima mondiale a Venezia al Teatro Piccolo Arsenale, e dal 3 al 6 agosto sarà a Parigi, per la 22° edizione del Paris Quartier d’Eté Festival.

Lo spettacolo nasce nell’ambito del programma European Network of Performing Arts che la Biennale di Venezia promuove e condivide, per la danza, con il festival Dance Umbrella di Londra e il centro Dansens Hus di Stoccolma.

È nella chiarezza e nella semplicità di un quadrato di luce ben definito che si dispiega un organismo coreografico in perenne mutamento creato da 10 danzatori. Quasi un’esplosione simultanea di idee, Brilliant Corners funziona come un sismografo dell’attività coreografica, traccia le sue strutture evanescenti e le sue molteplici prospettive. Regole e meccanismi si creano e si confrontano immediatamente con le aspettative, mettendo in luce sia la fragilità dell’istante coreografico che la sua bruciante rilevanza. Come quando si versa la pittura nell’acqua, emerge un disegno in costante mutamento. Una struttura complessa a 4 dimensioni di eventi cinetici, fatta di infiniti strati ritmici e melodici che si compongono nello spazio e nel tempo in elaborati contrappunti. Brilliant Corners si fonda sull’ intima fiducia nella capacità del processo coreografico di inventare strutture che posseggono una verità fondamentale” (E. Gat).

Questo suo ultimo lavoro Gat lo ha concepito in toto, musiche comprese. È realizzato per 10 danzatori, quattro ragazze e sei ragazzi, e, di fatto, applica alla costruzione coreografica la metodologia compositiva di Thelonious Monk, pianista e compositore statunitense, genio radicale del jazz, conosciuto per il suo singolare stile di improvvisazione. Monk è creatore di una visione della composizione incentrata sul fattore “sorpresa”. Il fraseggio frastagliato e pieno di cluster (un gruppo di note adiacenti – solitamente da tre a cinque – suonate simultaneamente), la diteggiatura ineducata, armonie strane e ricercate, un virtuosismo ritmico fatto di ritardi, accenti spostati, l’uso affascinante e sorprendente dei silenzi. Gioca con le note, non si limita ad improvvisare ma reinventa ogni volta la struttura armonica tra dissonanze e giochi di note che si rincorrono e si scontrano in una esemplare disinvoltura.

Emanuel Gat, esattamente in modo analogo, dà vita ad una coreografia che è una continua e virtuosa invenzione, messa in discussione, rielaborazione e ripensamento delle relazioni tra i danzatori, delle dinamiche nello spazio e di ogni singolo gesto/segno e sviluppo o conseguenza di esso; una sensuale, voluttuosa e ammaliante indagine dell’individuo/corpo, carne e ossa, nello spazio e in relazione allo spazio scenico attraverso lo scandaglio, anche interiore, del peso, della gravità, del ritmo. Il tutto in assoluta dinamica, da lasciare quasi senza respiro lo spettatore, senza soluzione di continuità.

Le variazioni, le dissonanze, i ritorni, i legati, il reverse, l’anti metodo e regola, la casualità (forse solo apparente) sono costanti, ininterrotti. Non vi è emotività, tutto è impersonale. Il gesto è impersonale, solido ad incidere lo spazio e a divenire quasi un intaglio nello spazio. Davvero tutto è impersonale e privo di emotività, se cerchiamo un segno specifico, una storia, un perché che ci rassicuri e dia spiegazioni, se cerchiamo uno spettacolo tradizionale, anche i costumi, o meglio, i non costumi: abiti casual. Anche l’atteggiamento dei danzatori – c’è chi si sistema i capelli in piena evoluzione coreografica o appena finita – lì rende degli impersonali esecutori, forse.

Sicuramente, e non credo né di sbagliarmi né con ciò di non rendere omaggio alla bravura di Emanuel Gat, non è uno spettacolo “tradizionale”. È un puro atto di ricerca e creativo. Nel senso che per circa 1 ora siamo in un laboratorio costante. Assistiamo ad un puro atto creativo e di composizione. E forse non tutti, in Italia,  sono abituati a entrare nel puro meccanismo di sperimentazione, ricerca, creazione, composizione. Ma…che meraviglioso esercizio di stile, che eccezionale virtuosismo e forse anche auto compiacimento compositivo, che male c’è. Fossero tutti così gli spettacoli di danza “non tradizionali”.

Visto il 25 giugno al Teatro Piccolo Arsenale, Venezia

Federicapaola Capecchi

Brilliant Corners” is a new piece for 10 dancers to an original score by Emanuel.

The work explores the forces, both mechanical and human, which generate the choreographic substance. The ever evolving structures are a direct manifestation of these forces and as such, hold reveling qualities and possible insights.

Within the simplicity and clarity of a well-determined square of light, unfolds an ever-changing choreographic organism. An explosion of simultaneous ideas, “Brilliant Corners” functions as a seismograph of choreographic activity, tracking its vanishing structures and multiple perspectives, exposing both the fragility of the choreographic moment and its burning relevancy.

A flow of kinetic events with endless rhythmic and melodic layers, “Brilliant Corners” moves through time and space in elaborate counterpoint, built around an intimate confidence in the capacity of the choreographic process to invent structures, which hold fundamental truths.”

http://www.emanuelgatdance.com/

Une aire de jeux pour un groupe de dix danseurs, un endroit où les forces qui mènent au mouvement prennent leur libre cours, se confrontent et montent en puissance jusqu’à façonner un monde cohérent” : c’est ainsi que l’Israélien Emanuel Gat présente sa nouvelle création, Brilliant Corners. Un titre emprunté à Thelonious Monk et qui a valeur d’indice : Emanuel Gat est jazz comme Toni Morrison est jazz, comme Piet Mondrian est jazz.
Musicien autant que chorégraphe, attentif aux notes comme aux silences, il compose ici pour la première fois la musique de son spectacle. Avec ses danseurs, il a conçu un moment où les puissances de la mesure et de la liberté coexistent et où “des règles et mécanismes s’établissent pour immédiatement se confronter à leurs exceptions“.
En ombres portées et en brillants éclats, en retenue et en force, il lance une invitation à partager l’intensité de l’instant.

http://www.quartierdete.com/programme/spectacles/?id=833

PROSSIME DATE DI Brilliant Corners: 16 e 17 agosto a TANZ FEST IM AUGUST Berlino

Emanuel Gat
Artistic Director and Choreographer.

Born in Israel 1969.

His first encounter with dance was at the age of 23 during a workshop led by Israeli choreographer Nir Ben Gal. Six months later, at age 23, Gat joined the Liat Dror Nir Ben Gal Company with whom he toured in Israel and around the world. Shortly after Gat began working as an independent choreographer, creating his first solo piece “Four Dances” in 1994 to music by Bach. Over the next 10 years Gat created a number of independent projects as dancer and choreographer. His work has been presented in Israel as well as internationally at dance festivals around the world. Gat received a scholarship from the Ballet Master Albert Gaubiers Fund in 1995 and the Rosenblum Award for Performing Arts in 2003 as well as the Landau award (2004). In January 2004 Gat established his company – Emanuel Gat Dance, which received Israel’s Minister of Culture Award in 2005 for outstanding dance performances. In 2006 Gat was named a chosen artist of the Israel Cultural Excellence Foundation IcExcellence, one of Israel’s highest honors for artists.

In 2004 Emanuel founded his independent company “Emanuel Gat Dance”. The premier of “Winter Voyage” and “The Rite of Spring” took place at Uzes festival in June 2004. These two works were performed since to great acclaim more than 300 times worldwide. In 2006 Emanuel Gat received the Bessie award for the presentation of this program at the Lincoln Center Festival in New York. In 2006 Emanuel created “K626” a work for 8 dancers based on Mozart’s Requiem, which was premiered at the Festival de Marseilles.

The following year, the company premiered “3for2007” (a three piece program including “My Favorite things” a solo danced by Emanuel to music by John Coltrane, “Petit torn de dança”a duet to medieval French songs and “through the center…” a piece for 8 dancers to electronic music by Squarepusher.

In September 2007, Emanuel moved to France and based his company at the town of Istres where it is hosted since by Ouest Provence.

“Silent Ballet”, a piece for 8 dancers with no music, was premiered on July 2008 at Montpellier Danse Festival. Co-produced by the Lincoln Center Festival New York, Romaeuropa Festival, the Sadler’s Wells Theater in London and the Montpellier Dance Festival. Later that year, Emanuel and Roy Assaf went back to their long time collaboration creating “Winter Variations”, a 50 minutes duet premiered at the American Dance Festival on June 2009 and presented later at Montpellier Danse and The Lincoln Center Festival.

Emanuel is regularly invited to set his work and create new choreographies for dance compnies arround the world including: The Paris Opera Ballet, Sydney Dance Company, Le Ballet du Rhin, Tanztheater Bremen, Le Ballet du Grand Théâtre de Genève, Ballet de Marseille, Noord Nederlandse Dans, Polish National Ballet among others.

*

Nato in Israele nel 1969, Emanuel Gat si unisce all’età di 23 anni alla compagnia Liat Dror Nir Ben Gal con cui fa torunée internazionali. La sua carriera solista ha inizio nel 1994 quando crea il suo primo assolo, Four Dances, su musiche di Bach. Nei dieci anni successivi intensifica la sua attività di coreografo creando pezzi come Al-Kuds (1996/98) con il musicista Mariano Weinstein, autore anche dei testi, Kasha (1999), un duetto di cui Gat è autore anche delle musiche, Good Year (2000), un pezzo per 9 danzatori commissionato dalla Kibbutz Dance Company di cui firma anche la colonna sonora, Two Stupid Dogs (2002), un lavoro per 5 danzatori in collaborazione con il gruppo arabo MWR, commissionato dal Festival Israeli/Jerusalem. Dopo aver presentato i suoi lavori anche all’estero e aver vinto premi e borse di studio, nel 2004 Gat fonda la compagnia che porta il suo nome. Da allora 6 sono i pezzi che coreografa esclusivamente per la sua compagnia e che fanno il giro del mondo: Winter Voyage, The Rite of Spring (con cui ottiene un Bessie Aaward nel 2006), K626, 3for2007 (My Favourite things, un assolo su musiche di Coltrane, Petit torn de dança, un duetto su musiche medievali francesi, through the center…, per 8 danzatori con la musica elettronica degli Squarepusher).

Nel 2007 Gat si trasferisce in Francia e stabilisce la sua compagnia a Istres, Ouest Provence, dove resta in residenza per 3 anni. Qui crea Silent Ballet, un pezzo senza musica per 8 danzatori, presentato al Festival di Montpellier. Nel 2009 è invitato dal Corpo di ballo dell’Opèra di Parigi a creare una coreografia per 13 danzatrici. Dello stesso anno è Winter Variations, un duetto con Roy Assaf, che ha debuttato all’American Dance Festival, per poi essere presentato a Montpellier Danse e al Lincoln Center Festival.

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