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Danza, Frédéric Flamand, Teatrodanza, Torinodanza

Torino Cité Radieuse per 4 giorni: Frédéric Flamand e il Festival Architettura in Città

Domani, 14 luglio, a Palazzo Bertalazone di San Fermo a Torino, Torinodanza inaugura la prima edizione del Festival Architettura in Città. Lo fa con un’iniziativa di sicuro interesse e stimolo per la ricerca dell’arte coreografica: l’incontro con il Direttore del Balletto Nazionale di Marsiglia, Frédéric Flamand, coordinato da Elisa Guzzo Vaccarino.

Il Festival Architettura in Città nasce dalla collaborazione tra Torinodanza e Architettura in Città ed è il primo festival dedicato all’architettura, al paesaggio, al progetto e alla città. Quattro giorni di mostre, convegni, dibattiti, spettacoli, rassegne, film, concerti per un confronto e dialogo tra architettura e cinema, architettura e arti, architettura e danza.

Non poteva che aprirsi con le riflessioni e gli stimoli del pioniere del dialogo tra danza e architettura e dell’interdisciplinarità come ricerca fondativa della creatività coreografica: Frédéric Flamand.

La danza è colonna vertebrale del suo lavoro ed è per lui forse l’unico strumento ideale per coltivare progetti interdisciplinari, essendo il corpo comune denominatore di quasi tutte le arti: teatro, letteratura, cinema, pittura, scultura. Frédéric Flamand sostiene la necessità che “persone provenienti da diversi ambiti disciplinari s’incontrino per esplorare nuove forme di espressione, alla ricerca di strutture e risposte diverse”, insiste sull’opportunità, l’esigenza di “ibridazione e sfaldamento progressivo di frontiere, di etichette e di codici linguistici […]” (F.Cabrini – Flamand: il corpo e la città” ) E il terreno per lui più fertile in questa direzione è proprio il dialogo con l’architettura nel quale genera spettacoli che sono una continua e lunga riflessione sul corpo contemporaneo.

Collabora con diversi architetti per la realizzazione delle sue complesse tematiche: Jean Nouvel, Zaha Hadid, Thom Mayne, Diller+Scofidio, Dominique Perrault, Ai Weiwei e i designers brasiliani i Fratelli Campana, che firmano le scenografie dei suoi spettacoli e partecipano all’elaborazione concettuale e che, nella maggior parte dei casi, non erano mai intervenuti su questa scala scenica, nel confronto ravvicinato tra corpi in movimento. E proprio su queste collaborazioni verterà l’intervento di Flamand domani a Torino.

Diller+Scofidio, i primi due architetti con i quali Flamand lavora, hanno aperto con lui la ricerca della trilogia sulla schizofrenia di Nijinskij. Avevano progettato per il coreografo belga una scenografia in grado di sdoppiare lo sguardo dello spettatore tramite uno specchio inclinato a 45° che fungeva anche da schermo di proiezione. L’intero spazio della rappresentazione veniva riflesso ricreando continuamente l’incontro tra danzatori reali e danzatori virtuali. Zaha Hadid realizza le scenografie di ‘Metropolis’, primo spettacolo della trilogia sulla città contemporanea, le sue utopie, i suoi non-luoghi: tre archi, come ponti, armatura in alluminio e piattaforma in fibra di carbonio, capaci di sovrapporsi, di essere continuamente posizionati e disposti in modo diverso; anch’essi, come i danzatori, parte della coreografia, insieme al procedimento cinematografico del “blue screen” che integra i corpi dei danzatori con immagini della città. Tom Mayne lavora con Flamand allo spettacolo ‘Silent Collisions’, secondo lavoro della trilogia sulla città contemporanea, indagando l’interazione tra architettura e urbanistica da un lato e il corpo umano, come veicolo della trasformazione della città dall’altro, attraverso la creazione di una struttura mobile che si piega, si frammenta, esplode, articolata continuamente da pannelli mobili, cilindri, che disegnano progressivamente precise configurazioni scenografiche. Uno spazio assolutamente pronto a a rappresentare le città di Calvino cui si ispira il lavoro. Jean Nouvel crea una trama architettonica dove la danza si svolge su più livelli – struttura modulare di piattaforme e ripiani uniti a sofisticati sistemi tecnologici fatti di riflessi, trasparenze, video e pareti traslucide – per il progetto sul mondo del lavoro, Body Work e Body Work/Leisure. E Domique Perrault compie con Flamand il fantastico viaggio nello spettacolo ‘Cité Radieuse’. La volontà è quella di evocare la città utopica di Le Corbusier (progetto abitativo per Marsiglia del 1945): considera gli edifici come i corpi, da abitare e vestire. Un grande fondale formato da tende, il sipario semitrasparente, metallico, divengono schermi di proiezione continuamente abitati da immagini che ricordano le opere di Le Corbusier. La Cité Radieuse, uno dei maggiori successi di Frédéric Flamand, è un fondativo tassello della ricerca del coreografo a proposito dei rapporti fra corpo e spazio urbano. È un’installazione visiva in movimento, la coreografia si da interamente ai rapporti quotidiani fra movimento corporeo e architettura, è un apice dell’indagine sul rapporto danza e architettura, rappresenta il significato dell’ambiente dell’uomo contemporaneo: uno spazio in cui l’essere umano non può entrare in contatto con l’altro e non può realizzare la propria identità. La danza ne La Cité Radieuse è un potenziale altissimo di riappropriazione dell’ambiente vitale, quasi una strategia; è la possibilità concreta. La coreografia si dipana tra imprevedibili variazioni in cui il corpo del danzatore è costretto al contatto, diretto o meno, con l’altro e con lo spazio in cui si muove; uomo e spazio sono costretti ad un incontro dialettico, crescono l’uno sull’altro producento precise identità e spinte individuali. Flamand pone nella danza in relazione all’architettura un possibile atto di resistenza che annulli le dinamiche, per esempio, dell’omologazione, una necessaria indagine delle capacità umane di resistenza all’assorbimento totale da parte dei non-luoghi contemporanei. “La Cité Radieuse di Le Corbusier degli anni Cinquanta era la perfetta rappresentazione di una certa utopia che può ancora essere inseguita dagli architetti di oggi, anche se non più veicolata sull’indivisuo come un tempo, ma sulla circolazione di beni e persone. Ai luoghi simbolo del pessato (chiese e piazze) sono stati sostituiti quelli che l’antropologo Marc Augé definisce i “non-luoghi”: aereoporti, centri commerciali, stazioni di transito, autostrade dove la gente si ritrova senza però incontrarsi mai. Si tratta di luoghi ripetitivi per la loro straordinaria similarità ed opprimenti, in cui è possibile una percezione frammentaria e parziale degli eventi. Lo spettacolo vuole evocare questa città radiosa dove il corpo umano è sottomesso a dei flussi incessanti d’energia, immerso nelle ramificazioni infinite delle reti modellate sulla sicurezza e la sanità” dichiarazioni di Frédéric Flamand a proposito de La Cité Radieuse

E si potrebbe continuare ancora a ricordare e riflettere sull’indagine del coreografo belga su corpo, contemporaneo, sulla città, sul rapporto tra il corpo e lo spazio che abita, sulla vita urbana, sulle contraddizioni tra pubblico e provato, velocità e congestione, rottura e trasformazione, reale e virtuale.

Sicuramente avverrà domani a Torino, dove Elisa Guzzo Vaccarino inviterà e guiderà ad esplorare questi territori incredibili, ogni rilettura dello spazio e del rapporto con lo spazio, dove Frédéric Flamand, singolare figura di riferimento nell’abiente della danza, alla frontiera di tutte le discipline artistiche, aprirà gli scenari del suo approccio all’architettura “mediato da considerazioni sul corpo vivo e sulle relazioni che esso stabilisce con diversi sistemi formali. È all’interno del processo di strutturazione dello spazio che oggi mi interessa riflettere su queste relazioni” F. Flamand

L’augurio e l’invito è che questo dialogo dal contesto istituzionale di un Festival prosegua e si alimenti continuamente poi ovunque riaccendendo interrogativi e pulsioni anche ai coreografi oggi.

Federicapaola Capecchi

Frédéric Flamand (Bruxelles, 1946) si interessa alla danza proponendo la decompartimentazione delle
tecniche a favore del dialogo tra danza classica e contemporanea. Da 10 anni studia i rapporti tra danza e
architettura e collabora con grandi architetti di fama internazionale. Per l’ottica pluridisciplinare del suo lavoro
è stato incaricato della direzione del 1° Festival Internazionale di Danza contemporanea della Biennale di
Venezia 2003 e all’Università di Architettura di Venezia ha guidato un workshop della sezione Arti & Design.
Dirige il Balletto Nazionale di Marsiglia dal dicembre 2004 dopo aver diretto Charleroi/Danses – Centre
Chorégraphique de la Communauté française de Belgique per quasi 15 anni. I suoi spettacoli sono portati in
scena nei grandi teatri europei, negli USA, in Giappone, in Sudamerica. È direttore artistico del Festival di
danza di Cannes per le edizioni 2011 e 2013.
Elisa Guzzo Vaccarino, laureata in filosofia, formata alla danza contemporanea, si occupa di balletto e di
danza da trent’anni scrivendo per quotidiani, periodici internazionali, programmi di sala e cataloghi d’arte,
pubblicando libri, parlando alla radio, realizzando programmi televisivi e mostre, insegnando all’Università e
in scuole professionali, intervenendo a convegni e ballando il tango argentino.

TORINODANZA FESTIVAL 2011

FRÉDÉRIC FLAMAND: TRA DANZA E ARCHITETTURA
Incontro con il Direttore del Balletto Nazionale di Marsiglia
coordina Elisa Guzzo Vaccarino

Giovedì 14 luglio 2011 │ ore 18.30
Palazzo Bertalazone di San Fermo │ Via San Francesco d’Assisi 14, Torino

FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTÀ  dal 14 al 17 luglio 2011

http://www.teatrostabiletorino.it

Fondazione del
Teatro Stabile di Torino
Settore stampa e comunicazione

Via Rossini, 12
10124 Torino
Tel +39 011 5169411
Fax +39 011 5169410

Carla Galliano (Responsabile)
Tel. +39 011 5169414
galliano@teatrostabiletorino.it

Simona Carrera
Tel. +39 011 5169435
carrera@teatrostabiletorino.it

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